Per Cominciare...

 

 Il presente sito si propone di condividere materiale del Maestro Giuliano Kremm-Erz, in maniera serena e fraterna, scongiurando i pericoli del settarismo imperante ed aiutando i sinceri aspiranti alla Luce nel rinvenimento degli strumenti necessari all'ascenso. Il sito non ha alcun scopo di lucro; è apolitico, apartitico e aconfessionale, aperto a tutti gli uomini e le donne di buona volontà appartenenti  alle diverse obbedienze kremmereziane,  intenzionate a percorrere la strada verso quell'Uno Infinito, che la parola imperfetta chiama Dio. È, ad ogni modo, necessario precisare che tale spazio non ha alcuna intenzione profanatoria, dal momento che pubblicherà solo quanto riterrà opportuno, senza minimamente intaccare il patrimonio iniziatico più riservato che, per ovvi motivi, non può essere condiviso in una compagine pubblica. Nascendo come un sito di condivisione, saranno benvenuti gli apporti di materiale di quanti vorranno contribuire ad accrescere non solo questo spazio, ma soprattutto la consapevolezza dei suoi lettori. Quanto sarà pubblicato avrà valore esemplificativo e simbolico, senza alcuna determinazione pratica ed operativa, la quale permane in un ambito riservato e propriamente iniziatico. Si sconsiglia, pertanto, l'utilizzo dei riferimenti rituali in quanto non completi e sprovvisti dell'adeguato supporto di comprensione. Si declina, infine, ogni responsabilità per l'uso improprio di materiale che è e deve rimanere a titolo puramente introduttivo e di riferimento generale. 

AVVISO AI LETTORI

Desideriamo ribadire che la redazione del sito è interessata al recupero di materiale kremmerziano riservato, con particolare riferimento a quello di matrice eonica. Non esitate dunque a contattarci, per sottoporre alla nostra attenzione carte aventi le summenzionate caratteristiche. La Direzione del sito è disponibile a valutare, con la dovuta riservatezza, eventuali proposte, impegnandosi a non divulgare in alcun modo quanto verrà ad Essa a pervenire. Grazie per l'attenzione.

Al fine di rendere sempre più appetibile e fruibile dal grande pubblico il nostro sito, presentiamo due contributi video realizzati in occasione dell'importante convegno celebrativo del novantennale della pubblicazione delle riviste esoteriche Ur e Krur, tenutosi a Napoli il 14 ottobre 2017. Da questo, grazie alla collaborazione del sito amico www.ereticamente.net, che ha realizzato lo streaming dell'intera manifestazione, abbiamo estrapolato due interventi che riguardanno Giuliano Kremmerz, la sua schola e i suoi discepoli che presero parte diretta e indiretta alla esperienza editoriale di Ur, ma non solo. Del menzionato convegno saranno quanto prima disponibili gli atti in formato cartaceo, pubblicati dalla benemerita casa editrice Rebis, di Viareggio. Buon ascolto!  

Ercole Quadrelli e il Gruppo di Ur. Di Stefano Mayorca.

Giuliano Kremmerz, la Fratellanza di Miriam e il mito di Ekatlos.Di Cristian Guzzo.

Una riflessione sulla vita e sull'iniziazione di Pier Luca Pierini R.

Pubblichiamo con grande piacere l'intervento introduttivo di Pier Luca Pierini, al Simposio internazionale tenutosi a Napoli lo scorso 14 ottobre e dedicato ai 90 anni del Gruppo di Ur. A tale manifestazione erano presenti alcuni collaboratori di ritikremmerz.it

Ringraziamenti

Dopo diversi mesi di attività, dopo la pubblicazione di materiale operativo e di studio di spessore, la Redazione di questo sito intende fraternamente ringraziare i 22.000 lettori e più abituali che ci seguono con vivo interesse, che ci gratificano e ci spronano nel proseguire tale impegno editoriale. Nei messaggi pubblici e privati molti di voi ci hanno ringraziato per l’impersonalità e la scientificità con cui questo portale viene condotto, senza alcuna posa falsamente magistrale, senza pretese proselitistiche di alcun genere. In effetti, questo sito è sorto, vive e continuerà ad esistere con l’unico intento di fornire una guida pedagogica e documentale nell’ambito del mondo del magismo partenopeo legato alla figura aurea di Giuliano Kremmerz ai cercatori disinteressati della Luce e dell’Opera. Il portale ha sviluppato diverse sezioni tematiche non solo nell’ambito magico ed alchimico, ma anche nell’ambito della storia delle religioni, dell’antropologia e del materiale antiquario, con foto e testi assolutamente inediti. Il ringraziamento per tutto ciò ci è giunto col seguito numerosissimo di voi lettori: a noi come Redazione va bene così, non ricerchiamo nulla in cambio. La differenza, infatti, tra la Magia e la Stregoneria è tra chi dona e chi si ipertrofizza nel proprio ego: noi abbiamo scelta la fraterna ed antica Arte della Liberalità. Valete!

  • I Riti

    Riti della Schola kremmerziana per la prima volta messi a disposizione del pubblico degli studiosi e dei cultori dell'Ermetismo Italico, in versioni pdf da scaricare liberamente, a fini di studio e di comprensione delle radici storico-iniziatiche del cosiddetto Ermetismo Napoletano.

  • Gli scritti

    Tutte le opere del Maestro Giuliano Kremmerz in versione originale, rigitalizzate dalla Redazione del Sito e presentate in una nuova e accattivante veste grafica. A queste si aggiungono altri testi legati alla mistica della Schola Hermetis partenopea, messi a disposizione per integrare la lettura delle opere del Maestro.

  • Galleria fotografica

    La Redazione è lieta di offrire ai lettori una nutrita galleria fotografica, all’interno della quale sarà possibile ammirare una serie di scatti d’epoca di Giuliano Kremmerz e di altri personaggi della scuola magica partenopeo-egizia, per la prima volta restaurati e pubblicati a colori.

                           NOTA BENE

Informiamo i gentili lettori che il presente sito verrà settimanalmente aggiornato in tutte le sue rubriche, per offrire novità e spunti di riflessione. Si raccomanda pertanto di visitare periodicamente tutte le sezioni dello stesso, per rinvenire nuovi approfondimenti e materiali.  

                                                                      

Giustiniano Lebano visto da Gerardo Laurini

Gerardo Laurini fu un giornalista partenopeo amico di Benedetto Croce, con il quale, fra il tra il 1889 e il 1925, intrattenne una fitta corrispondenza, oggi conservata presso l'archivio della Fondazione «Biblioteca Benedetto Croce» di Napoli. Fu poeta e scrittore di prosa, professore nel Regio Liceo A. Genovesi e studioso della Divina Commedia. Conobbe ed intrattenne fitte relazioni culturali con il filosofo e letterato, nonché ministro della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis e morì il 24 giugno del 1934. Fra la gran messe di articoli pubblicati su giornali locali della Campania, se ne ritrova uno che riveste una particolare importanza per gli studiosi dell’Hermetismo partenopeo-egizio. Si tratta di un pezzo che racconta la biografia dell’Avvocato Giustiniano Lebano, apparso fra le pagine del giornale salernitano Irno, il 23 marzo del 1901.  Noto anche con lo jeronimo di Sairitis Hus, costui fu illustre risorgimentalista e latomista, nonchè capo dell’Ordine Egizio Osirideo, emanazione di quella Massoneria di matrice faraonica, che ebbe la propria scaturigine dalla loggia settecentesca denominata Perfetta Unione. Egli fu uomo di enciclopedica cultura e vasto ingegno, fondatore di una schola sapienziale di alto profilo, all’interno della quale furono rielaborati e amalgamati innumerevoli materiali liturgici, sedimentati nel tempo, di origine massonica, cabalistica, pseudo-caldea-egizia e gnostica. Il Laurini ebbe ad interessarsi a tale straordinario e misterioso personaggio, condensando in poche sapienti pennellate le vicende esistenziali di costui. Riproponiamo per i lettori di ritikremmerz.it quanto l’intellettuale partenopeo ebbe a scrivere a proposito del maestro Sairitis Hus. Buona lettura!

L'avvocato Giustiniano Lebano.

Chi capita a Torre Annunziata e vi si ferma magari due o tre giorni non può non sapere che colà vive un uomo dotato di una mente davvero superiore, di una vasta cultura classica, di un animo aperto, mite, nobilissimo, instancabile nel beneficare, nonostante che spesso abbia avuto ed abbia ingratitudini non poche e non poche guerricciole volgari, delle quali egli né duolsi mai né serba il minimo rancore; giacché come un antico sapiente ben comprende e compatisce le debolezze e gli errori dell’umana natura. Quest’uomo è il comm. Giustiniano Lebano.

Piacemi di scriver di lui nel simpatico Irno, perché la sua famiglia è oriunda di questa provincia. Suo padre avv. Filippo era di Sessa Cilento, donde insieme colla moglie Maria Acampora fu costretto ad emigrare a cagione delle sue idee liberali. E si stabilì a Napoli. Ivi il 14 Maggio del 1832 nacque Giustiniano. Fin dai primi anni costui mostrò ingegno svegliatissimo e grande inclinazione agli studi letterarii. Fu affidato perciò alle cure dei più valorosi e rinomati insegnanti. Il Puoti, il Fabbricatore, e l'abate Fornari gl’insegnarono l’italiano, il Parascandalo e un dotto gesuita il latino, il canonico Lucignano il greco e il canonico Ferrigni l’ebraico. Tutti meravigliavano della straordinaria prontezza che il giovanetto usava nel vincere le più grandi difficoltà di coteste lingue, nella cui completa e perfetta conoscenza diè bella e solennissima prova negli esami che sostenne il 21 settembre 1849 nella R. Università al cospetto di uomini gravi ed eruditissimi, i quali nel consegnargli il diploma di dottore in lettere e filosofia gli fecero le più ampie lodi. Ma egli non si stette pago a tali lodi: non si riposò, come suol dirsi, sugli allori; e volle studiare giurisprudenza.

Portone d'ingresso di Villa Lebano.

E studiò il diritto civile col celebre Roberto Savarese, il diritto penale col consigliere Caracciolo, il diritto canonico e il diritto di natura e delle genti col canonico Soltuerio e con don Vincenzo Balzano, vicario dell’Arcivescovado. Aveva appena 21 anni, quando, abilitato agl’esami dal canonico Apuzzo, conseguì la laurea in Giurisprudenza. Cominciò subito ad esercitare l’avvocatura con felice successo. E nello stesso tempo insegnava privatamente diritto civile e canonico e pubblicava opere scientifiche e letterarie che levavano gran rumore per le discussioni a cui davan luogo. Nel luglio del 1854 fu iscritto nell’albo dei procuratori della Corte d’Appello. Il giovane Lebano, allievo d’insegnanti quasi tutti preti e gesuiti, avrebbe dovuto avere idee naturalmente assai retrograde. Pure, fosse l’educazione paterna, fosse il grande acume con cui aveva studiato i classici, fosse, che è più, l’elevatezza dei suoi sentimenti, non tardò ad iscriversi alla società segreta Giovine Italia, della quale divenne in breve tempo un adepto così prezioso ed importante che d’un tratto fu innalzato alla carica di Gran Maestro del Rito Egiziano, il cui precipuo intento era non pure l’indipendenza e l’unità della patria, ma anche la caduta del potere temporale dei papi.

 

Raffaele Conforti, già Ministro dell'Interno durante il governo provvisorio di Garibaldi.

L’opera sua di cospiratore fu efficacissima fino al 1870. Si narrano varii aneddoti caratteristici circa i mezzi, dei quali si serviva sia nella propaganda delle idee liberali, sia nell’eludere la severa vigilanza della polizia. Ne ricordo uno assai curioso. Nel 1852 si pubblicava a Napoli il “Cattolico”, giornale diretto da preti. Ebbene  - chi lo crederebbe? -  proprio su quel giornale Giustiniano Lebano stampava prose e poesie, che mentre sembravano ispirare a sentimenti borbonici e clericali, per chi sapeva leggere sotto il velame delli versi strani, celavano le idee più ribelli, le accuse più atroci e terribili contro il dispotismo. E quei preti baggei non ne capivano un frullo, con gran gusto del Lebano e de li altri patrioti come Vanni e Fucci. Sennonché i cento occhi di Argo della polizia riuscirono a scoprire nel Lebano ciò che ai preti del “Cattolico” era sfuggito. E lo spiavano di continuo seguendo ogni suo passo. Ma egli seppe accoccarla anche ai suoi segugi.  Avvertito che sarebbe stato arrestato da un momento all’altro, andò a cercar rifugio in un monastero, il cui padre guardiano, che era suo intimo amico e che nutriva sentimenti liberali al par di lui, gli fece radere i baffi e indossare le lane di S. Francesco.

Giustiniano Lebano e la moglie Virginia Bocchini.

Un commissario di polizia andò una sera dal padre guardiano, e questi gli presentò il Lebano non ricordo sotto qual nome di frate. Giustiniano Lebano si divertì un mondo col commissario, che andava appunto in cerca di lui e che di lui parlò per l’intera serata, giurando e spergiurando che presto avrebbe avuto fra le sue unghie un essere così pericoloso. Il girono dopo il finto frate con una bisaccia addosso varcò i confini del Regno e, non molestato, riparò a Torino, portando seco una copiosa corrispondenza ai patrioti ivi esulati.

Durante la sua dimora in Piemonte ebbe occasione di conoscere gli uomini più illustri del nostro risorgimento. Ritornato a Napoli nel 1860, riprese l’esercizio dell’avvocatura. Il Ministro Raffaele Conforti, che molto lo stimava, lo nominò subito deputato della commissione filantropica dell’esercito garibaldino.

 Compiuto scrupolosamente quest’incarico, altri importanti ed onorevoli ufficii egli ebbe dallo stesso ministro Pisanelli, come quelle di membro della Commissione per la compilazione delle liste elettorali, di deputato per gli alloggi dell’esercito italiano, ecc. Anche il Municipio di Napoli volle attestargli la sua fiducia nominandolo presidente del Comitato che colle rendite del comune distribuiva beni ai poveri della città per rendere men cruda la loro miseria, che in quell’anno era grandissima.

Per queste ed altre benemerenze, il Lebano ottenne varii titoli onorifici. Nel 1868, perduti tre figli, assalito da una indicibile tristezza, si ritirò in una villa presso Torre del Greco. La moglie Verginia per tale irreparabile perdita, fu presa d’alienazione mentale, e si fece a consagrare alle fiamme, titoli di rendita, oggetti d’oro, documenti di famiglia e politici.

Il brigante Antonio Cozzolino, conosciuto anche come Pilone, ovvero Tonino 'o Pilone.

Il famigerato brigante Pilone, che faceva delle continue scorrerie per quei d’intorni, tentava di catturarlo. Il governo mandò al Lebano due guardie che scongiurarono il pericolo. Le opere di beneficenza di Giustiniano Lebano sono innumerevoli.

Nel 1870 una grande carestia affliggeva i campagnoli di Torre del greco. Il Lebano dal novembre al maggio anticipò ai suoi coloni oltre seicento quintali di farina e mille quintali di granturco. Diede loro anche trecento quintali di zolfo per le viti. In quel medesimo anno, comperata una proprietà a Torre Annunziata, per dar lavoro agl’operai disoccupati, mise su uno studio di commercio. Ciò che più gli fa onore è la fondazione di tre ospizii pei poveri, di due orfanotrofi e di due istituti per fanciulle, uno a Sorrento e un altro a Palma Campania. Specie a quest’ultimo egli consacra tutte le sue cure e dà gran parte delle sue sostanze. Largamente munifico, è benedetto da tutti i sofferenti, che ricorrono a lui o per consigli o per aiuti. Nelle ultime elezioni  amministrative fu eletto consigliere, e poi assessore del comune. Non è a dire lo zelo ch’egli pone nel disimpegno dell’officio suo. Giustiniano Lebano sembra più giovane di molti giovani d’oggi. Ha fede invitta nelle magnanime idee di umanità e di progresso. E questa fede gli perpetua la gioventù. Dal suo volto roseo e ancor fresco spira una simpatia fascinatrice, un’aura di sconfinata dolcezza. Egli vivrà ancora molti anni, perché ha forse un’alta missione da compiere. Studia e scrive sempre. Interroga le pagine polverose dei più antichi scrittori, i quali nella solitudine della sua villa, posta alle falde del Vesuvio, sulla via che da Torre Annunziata mena a Boscotrecase, lo incoraggiano a perseverare a far bene. Checché gliene avvenga. Innanzi a Giustiniano Lebano in tempi di egoismo cinico e ributtante, quali sono i nostri, chiunque serba un culto per la virtù deve riverentemente inchinarsi. Egli è il più grande filantropo di Torre Annunziata e sto, per dire, di altrove. Ed io che ho avuto l’inestimabile fortuna di conoscerlo sono orgoglioso di dirmi suo sincero e caldo ammiratore.

Certificato di morte di Ciro Formisano.

Il 7 maggio del 1930, il Maestro Kremmerz partiva per il suo ultimo viaggio verso il Celeste Impero. La Redazione ha deciso di ricordarlo, pubblicando, con il placet della Casa Editrice Rebis, un breve ma significativo racconto apparso fra le pagine del numero 13 della Rivista Elixir. Buona Lettura!

 Dr. Icarus Lazard

Il Respiro del Mago

Sette Maggio del 1929: Notte… Il vecchio mago sedeva nella penombra del suo studio su una consunta poltrona di pelle scura, scrutando la pioggia che lambiva i vetri di una piccola finestrella rivolta a Oriente. E la sua mente andò alla lontana terra natia; a quel piccolo cimitero di Portici nel quale egli aveva seppellito l’amata madre. Gli mancava. Gli mancavano i suoi sorrisi… i suoi baci; quella tenerezza che solo lei era in grado di infondergli quando, ancora bambino, giaceva in preda alle febbri con il capo reclinato sul candido cuscino. Le mancava…ed il dolore era una lama ruvida che gli attraversava il petto, al punto da fargli sanguinare l’anima. Ciro si levò con fare pesante ed accese una candela bianca per illuminare la semioscurità. Gli faceva male il capo ma aveva imparato a convivere anche con quel dolore divenuto consueto e lancinante, come la sua vita. Si avvicinava ormai ai settant’anni e mai come in quel momento aveva desiderato risposte certe sulla vita oltre la vita.  Le fantasmagorie dei filosofi non lo interessavano più perché, al di là dei luminosi universi evocati dalle loro parabole, nessuno era riuscito ad estirpare dalle narici l’odore intenso della terra smossa che avrebbe, presto o tardi, avvolto le sue membra. Invero, egli aveva ricevuto dagli Dei più di quanto un uomo comune potesse sperare di conseguire dalla sorte. Ed ora Ciro si sentiva come un treno giunto al suo ultimo capolinea. Ansimò per lo sgomento. Poi, tratto un profondo respiro, decise che era giunto il momento di schiudere la lettera ricevuta dal suo maestro in punto di morte. Il mago estrasse un tagliacarte d’argento massiccio dal cassetto della scrivania di mogano e recise il bordo della busta illividita dal tempo, studiandone attentamente il contenuto:« Mio amatissimo discepolo, quando leggerai queste poche righe, il tuo uomo storico ti avrà già avviato verso la finale risoluzione dell’enimma sfingetico. Il secreto non è l’uomo ma il suo destino dopo la morte. Ed ora che ti trovi in procinto di varcare i cancelli di quel Celeste Impero che vagheggiammo, dovrai eseguire un ultimo rituale che troverai dettagliato, con insolita dovizia di particolari, in questa lettera. Sii forte, figlio mio, dal momento che, da questa notte in avanti, vivrai con la consapevolezza di essere in questo mondo ma di non appartenere più ad esso. Ti abbraccio e ti bacio fraternamente. Tuo Izar». Un velo di tristezza avvolse le pupille del vecchio ed una rugiada purissima irrorò l’inchiostro semi ossidato, tramutando le lettere in arcipelaghi serpeggianti fra rughe di carta. Ciro infilò all’anulare il suo anello magistrale in oro e con un pugnale antico di bronzo disegnò nell’aria il potente jerogramma trascritto da Izar, cominciando a recitare un incomprensibile carme che così principiava: Diltca relarpe ben aleni cori. Il fumo, sprigionato dai carponi sui quali ardeva una miscela di storace ed incenso, si arrampicò rapidamente sulle pallide pareti dello studio, materializzando una sagoma antropomorfa, dinnanzi alla quale Ciro sembrò per qualche istante vacillare. «Un anno», tuonò una voce silente, quasi fosse un ruggito invisibile che si levava dalle profondità di un abisso nel quale luci ed ombre danzavano all’unisono. Il Nume aveva parlato e la sua sentenza suonò inappellabile. Una calma composta ebbe il sopravvento sui turbamenti dell’uomo. L’ansia del viaggio sembrava svanita, nel momento stesso in cui la meta era stata rivelata con laconica chiarezza. Il rito era stato completato.  Ciro spalancò la finestrella del piccolo studio, affacciandovisi per scorgere l’aurora tingere di minio l’orizzonte; respirò a pieni polmoni l’aria fresca dell’incipiente mattino e sorrise mestamente. Nel mese delle rose del 1930, così come predetto dal Nume, la fiamma della lampada del vecchio mago si spense… per sempre...  

La statua del Dio Nilo, nell'omonima piazza di Napoli©. Foto coperta da copyright www.ritikremmerz.it